Jung/mmaginazione attiva - Giorgio Antonelli

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Pubblicazioni > Testi brevi
Presentazione di:

Joan Chodorow, Jung on Active Imagination, London, Routledge, 1997

(in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 44, Liguori, Napoli, 1998)


Una antologia di scritti di Jung concernenti l'immaginazione attiva con una buona introduzione, una discreta bibliografia e una mirata scelta di testi di Jung tratti però soltanto dalle Opere e non dai Seminari. L'esclusione appare sorprendente se si pensa, ad esempio, che Jung ha dedicato dense sessioni seminariali a quelli che considerava analoghi, corrispettivi, a vario titolo, dell'immaginazione attiva, vale a dire lo yoga, gli esercizi spirituali di San Ignazio di Loyola e l'Alchimia. L'esclusione appare inoltre decisamente inspiegabile a partire dalle considerazioni svolte dalla stessa curatrice e da uno almeno dei testi inclusi.

E' rilevante ad esempio che l'espressione stessa, «immaginazione attiva», come rileva la curatrice, appaia per la prima volta in ambito seminariale. La circostanza è quella dei seminari svolti da Jung alla clinica Tavistock nel 1935 e sta a dimostrare quanto faticoso sia stato l'approdo terminologico di Jung se si pensa che la scoperta dell'immaginazione attiva può essere datata negli anni 1913-16 (successivamente alla rottura con Freud) e se si considera l'abbondanza lessicale con la quale Jung ha nominato il proprio metodo terapeutico (Joan Chodorow elenca dodici espressioni tra le quali figurano «funzione trascendente», «fantasia attiva», «tecnica di differenziazione», «tecnica di introversione», «introspezione»).

Nell'introduzione, inoltre, la curatrice cita brani derivati dai seminari. E' il caso ad esempio dell'incontro del 4 maggio 1932 (relativo al seminario sull'Interpretazione delle Visioni) durante il quale Jung sviscera le implicazioni del verbo tedesco betrachten, il vedere che feconda, che attiva, che moltiplica.

Nel chiudere la propria introduzione, infine, la curatrice riferisce in merito alla storia dell'uomo della pioggia, il racconto taoista che si dice Jung raccontasse ogni volta che dava un seminario sull'immaginazione attiva.

Ma è in uno dei brani proposti dalla curatrice che la questione dell'esclusione di materiale seminariale dal discorso sull'immaginazione attiva diventa pressoché imbarazzante. Si tratta di una lettera datata 2 maggio 1947 nella quale Jung riconosce che non molto è stato pubblicato sull'argomento (e, dunque, che non molto Jung ha scritto sull'argomento) e aggiunge: «la maggior parte si trova nei miei seminari»

 
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