L'anoressica-bulimica - Giorgio Antonelli

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Presentazione di:

Massimo Recalcati, L'ultima cena: anoressia e bulimia,  Mondadori, Milano,1997, in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 44, Liguori, Napoli, 1998.



L'anoressia-bulimia (piuttosto che l'anoressia e la bulimia) rivisitata in chiave lacaniana. Due facce della stessa medaglia, sostiene l'autore, «dove l'anoressia indica la realizzazione dell'Ideale del soggetto, mentre la bulimia il suo naufragio legato all'irruzione del reale pulsionale sulla scena dell'ideale». La bulimia è un «dialetto dell'anoressia». La lingua, dunque, è la stessa. E come tale va declinata. Risulta a questo riguardo ineludibile la questione della diagnosi, ovvero della possibilità di ricondurre il fenomeno (i sintomi) alla struttura soggettiva che lo sottende. Ora, a partire da Freud si fa questione, in ambito psicoanalitico, di due strutture soggettive antinomiche: nevrosi e psicosi. In quest'ottica si pone dunque il seguente problema: indica l'anoressia-bulimia una nuova struttura del soggetto o dovremo piuttosto ritenere che essa vada inserita nell'ambito indicato da Freud, nel qual caso si dovrà parlare di anoressie-bulimie a struttura nevrotica (isterica e ossessiva) e di anoressie-bulimie a struttura psicotica? Il problema ha illustri precedenti nella storia della psichiatria europea. Rimonta al 1873, anno in cui compare l'articolo di Ernest Charles Lasègue intitolato L'anoressia isterica. Ad esso si contrappose per tempo il contributo dello psichiatra, di scuola anglosassone, sir William Gull che sostenne la tesi d'un fondamento costituzionale dell'anoressia. Il problema fa il paio con quello della strutturalità del concetto di borderline. Si dovrà pensare, anche in questo caso, di trovarci di fronte a una nuova (terza) struttura soggettiva, una struttura che si pone oltre il dualismo che figura nel dettato di Freud?

Recalcati nega lo statuto strutturale sia all'anoressia-bulimia, sia all'organizzazione borderline. Non accetta ad esempio la tesi di Mara Selvini Palazzoli secondo cui l'anoressia mentale si costituirebbe come struttura specifica tra schizofrenia e depressione («paranoia intrapsichica»), così come non accetta le tesi di Kernberg che vuole essere l'organizzazione borderline una terza struttura. Il problema della diagnosi non si risolve, come suona l'adagio medievale, moltiplicando gli enti, ma determinando quale struttura (nevrosi o psicosi) abiti il discorso anoressico-bulimico. Una volta negato lo statuto di struttura all'anoressia-bulimia, Recalcati ha buon gioco a concettualizzarne le curvature nevrotiche e psicotiche, rimanendo all'interno del paradigma freudiano ovvero, meglio, dell'asse Freud-Lacan. Ciò è possibile fare a partire dai processi causali (così li chiama l'autore) che producono l'una e l'altra struttura: la rimozione (Verdrängung) nel caso della nevrosi e il diniego (Verleugnung) o, con termine lacaniano, la forclusione (Verwerfung) nel caso della psicosi (e, s'intende, sempre lacanianamente, la forclusione del Nome del Padre, ovvero della legge, del registro simbolico). In quest'ultimo caso Recalcati parla di «supplenze immaginarie» alla forclusione del Nome del Padre. Nella sua strutturazione psicotica l'anoressia-bulimia sarebbe «una manovra del soggetto per erigere una barriera rispetto all'Altro divorante della psicosi, l'Altro «folle e invasore che vuole godere del soggetto». La bulimica, ad esempio, cerca di tenere l'Altro a distanza attraverso una evacuazione compulsiva. In contesto strutturale nevrotico, diversamente, si tratta per il soggetto di poter mancare all'Altro, ovvero di aver valore per l'Altro (anoressia-bulimica isterica), oppure di distruggere il desiderio dell'Altro, dal momento che non si vuole in nessun modo che il corpo venga toccato dal godimento (anoressia-bulimia ossessiva).

In stretta sintesi, e riprendendo la categoria dell'«olofrase», ovvero parola frase (che in Lacan definisce «l'effetto monolitico che si produce nel soggetto quando l'intervallo tra i significanti viene congelato e quindi annullato») e che in questo studio viene opposta alla metafora (l'olofrase segnalerebbe un «fallimento dell'azione significatizzante della metafora»), Recalcati parla di olofrase anoressico-bulimica, la cui cifra è quella di una assoluta identificazione e, dunque, di un incatenamento all'Altro. Identificazione assoluta perché in essa il fare uno con l'Altro non fa, a sua volta, sintomo per il soggetto. E non lo fa perché l'anoressia è essa stessa la cura. L'identificazione assoluta si lascia causalmente considerare quale cifra d'una debole metafora paterna. E qui mi sembra che il discorso si faccia in parte winnicottiano, dal momento che con l'espressione «metafora paterna debole» si tratta di leggere un debordante desiderio (quello della madre) che non è stato contenuto dalla funzione paterna. Winnicott affermava, del tutto analogamente, che il padre umanizza la madre agli occhi del bambino. Sulla scia dell'anoressia, teorizzata quale Antimadre da Fabiola de Clercq in Tutto il pane del mondo, Recalcati parla d'una madre coccodrillo. Contro la scuola anglosassone che fa questione d'una madre come ambiente buono (Winnicott, Mahler, Spitz sono gli autori citati) o contenitore (Bion), Recalcati preferisce riprendere l'immagine dettata da Lacan nel Seminario XVII (L'envers de la psychanalyse), l'immagine d'un desiderio, il desiderio della madre: «la bocca spalancata di un coccodrillo, all'interno della quale si trova, come incastrato, il bambino». E mi sembra, in tema di analogie, che questa immagine, con quanto le è sotteso, provochi inedite risonanze dalle parti di quel testo, Simboli e trasformazioni della libido, che segnò il distacco di Jung dal solco freudiano.

Dal momento che, nella clinica psicoanalitica il sintomo si lascia interpretare solo se fa transfert, si tratta si far entrare il soggetto nell'ordine della mancanza, aprendo spazi in un tutto che gode per traslarlo all'interrogazione del desiderio. Il che, come rileva Recalcati, appare complicato dal fatto che l'anoressia-bulimia può costituire il riparo del soggetto dalla psicosi. Il discorso della clinica va contestualizzato in quello d'una rivisitazione delle logiche del trattamento, come le chiama Recalcati, in virtù delle quali si può parlare d'un ridimensionamento clinico in atto della psicoanalisi. Recalcati contesta i modelli cognitivo-comportamentali (e farmacologici) divenuti egemoni nella cura. Là dove, potremmo dire, l'anoressia-bulimia viene riduttivamente concepita come comportamento alimentare disturbato, allora è il soggetto che viene meno, quello stesso in virtù del quale esiste e si fa la psicoanalisi. Nella psicoanalisi, diversamente, il soggetto è in questione. Ed è forse questo, direi io, uno dei motivi del ridimensionamento clinico della psicoanalisi.

Se per Eliot è difficile sopportare troppa realtà, per Freud e Lacan gli uomini non vogliono la verità. Lacan lo diceva rivolto alle cupole di San Pietro: elles vont gagner. Lo stesso si potrebbe ricavare dall'applicazione del lacaniano discorso del capitalista alla anoressia-bulimia. Essendo il soggetto lacaniano costitutivamente diviso, mancante, il suo rapporto con l'oggetto della mancanza (che causa il suo desiderio) è caratterizzato dall'impossibilità. Il discorso del capitalista riduce la mancanza (costitutiva e, dunque, ineliminabile, insaturabile) a un vuoto che può essere riempito. Ma appunto questo non avviene durante l'episodio bulimico, episodio nel quale un vuoto riempito comunque rivela di nuovo, a seguito del vomito, la mancanza a essere. Il capitalismo promette e ricicla, insomma, un godimento senza perdite, ed è ovvio come tale promessa e tale riciclaggio giochino in favore di quel ridimensionamento clinico della psicoanalisi e d'un rinforzo delle logiche di cura alternative. Logiche che in qualche modo s'assimilano all'inganno maniacale insito nel discorso del capitalista. Inganno maniacale, certo, perché la soppressione della mancanza a essere e la mitizzazione salvifica d'un oggetto che è reso disponibile, schiaccia sulla domanda la «metonimia del desiderio», ovvero il costitutivo suo essere altrove rispetto a qualsiasi oggetto. Contro questa «euforia per il consumo dell'oggetto» il soggetto anoressico si rivolta nelle specie della melanconia. Il discorso del capitalista, che sottende quella euforia, il soggetto bulimico al contrario lo incarna, soltanto per annegarlo nel vomito, che è la dimostrazione dell'inconsistenza d'ogni oggetto offerto e di quel niente che lo costituisce e che ne viene ripetutamente esibito


 
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