Godere - Giorgio Antonelli

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Godere



(in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Di Renzo Editore, Roma, 2004)

(Estratto)



Che l’Io non avvenga dove gode Dio è quello che noi, terrenamente, chiamiamo mondo. Il godere perfetto significa l’assoluta messa tra parentesi del mondo, la sparizione del mondo for the moment o, meglio, l’essere il maschile e femminile congiunti a tutto il mondo, il loro pulsare col pulsare dell’universo, for the moment. Godere vale una sparizione e una totalità. Quella stessa che gli gnostici hanno chiamato pleroma, il tutto, il pieno che si compone di sizigie, coppie di eoni.

Il pleroma gnostico significa il non esserci del mondo e della storia. In effetti, secondo la mitologia gnostica, il mondo e la storia hanno origine dalla colpevole fuoriuscita di un eone dal pleroma. Lo Yahweh dell’Antico Testamento è in realtà il Demiurgo, un Dio minore, il creatore imperfetto di un mondo imperfetto. Se pleroma gnostico e albero sefirotico sono senza confini, il Demiurgo introduce i confini. Veramente è il Demiurgo gnostico l’archetipo dell’Io.

Godere trascende l’Io. L’Io, per quanto pensi di essere identificato al corpo, per quanto aderisca al corpo, e lo faccia con tutte le sue forze, resiste al godere. Anzi, meglio, quando l’Io resiste, resiste al godere. E, così facendo, l’Io che pure è corpo, tradisce il corpo. Lo tradisce, cioè, letteralmente, lo consegna ad un altro dominio, un dominio altro rispetto a quello originario: il dominio, come vedremo, del godimento che è altro dal dominio del godere. Resistere è per eccellenza resistere al godere. Resistere è il non lasciar essere il corpo da parte dell’Io che pure è corpo. La resistenza, diceva Freud, è ciò che interrompe il lavoro analitico. La resistenza è ciò che interrompe il fluire del corpo, lo sciogliersi del corpo, quello che gli stoici antichi chiamavano il facile fluire della vita. Eros, come dicevano i poeti greci, è lysimelès, scioglie le membra. Godere scioglie il corpo, i confini del corpo, godere analizza il corpo. Se godere è l’analista del corpo, l’Io è l’istanza che in noi resiste. L’Io resiste, ad esempio, là dove desidera difendendosi dal proprio desiderare, perché là dove desidera, difendendosi, pone confini. L’Io resiste al godere nella misura in cui si appoggia ai confini. Appoggiarsi ai confini nomina il modo in cui l’Io resiste e resiste al godere. Se godere ha a che fare con uno svuotarsi che fa mondo, l’Io appunto per questo ha paura di godere, perché ha paura del vuoto. Svuotarsi è angoscia. L’Io, in altri termini, non è in grado di vedere il farsi del mondo in ragione del costituirsi di un vuoto. L’Io sa esperire l’immagine, l’anticipazione, il divenire del proprio svuotarsi unicamente come angoscia. Non vuole saperne l’Io di ritirarsi in quel vuoto fertile di cui ha parlato Perls in sintonia con la Kabbalah di Luria e col suo Dio che si contrae.

 
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