Stekel sulle libere ass. - Giorgio Antonelli

Vai ai contenuti

Menu principale:

Psicobiblioteche > Psicoteorie > Sul sogno


Stekel sulle libere associazioni


 
Uno dei progressi vantati da Stekel nei confronti della Traumdeutung freudiana, consiste nel salto delle libere associazioni. Freud non avrebbe tenuto debito conto del fatto che non soltanto il sogno è soggetto alla censura, lo sono anche le libere associazioni.

Di conseguenza, sostiene Stekel, quanto più l’analista procede nella sua analisi del sogno con le libere associazioni del paziente, tanto più egli si scosta dal conflitto che il sogno, ogni sogno, rappresenta.

Stekel considera in altri termini essenziale che, in relazione alle libere associazioni, si passi da una metodica passiva a un’interpretazione attiva, una che convogli gli sforzi sul contenuto manifesto del sogno. E in questo passaggio va notato come il linguaggio dell’eretico Stekel riproduca quello dell’eretico Ferenczi.

 



 
 


Nel saltare le libere associazioni Stekel si oppone alle pratiche protopsicoanalitiche di Adler, Maeder e Jung. Le libere associazioni sono anch’esse mascherate e dunque richiedono ulteriore interpretazione. In altri termini la pratica di chiedere al paziente di associare liberamente sul proprio sogno estende e allunga la durata dell’interpretazione. Stekel è contrario alla consuetudine di certi analisti di interpretare un sogno anche per settimane. Ammette di averlo fatto anche lui, ma di non averne ricavato alcun vantaggio. Ritiene a tal punto decisivo, Stekel, il salto delle libere associazioni da accusare di plagio l’affermazione dell’adleriano Wexberg, resa nel primo numero dello Zeitschrift für Individualpsychologie, secondo la quale ciò che differenzia la Traumdeutung di Adler da quella della scuola di Freud consisterebbe nella sicurezza con cui Adler ha affrontato il materiale onirico a prescindere dalle libere associazioni del paziente.

La questione del salto delle libere associazioni ha a che vedere con un’altra, forte, critica che Stekel rivolge a Freud, individuando a suo modo la questione del resto. Così come Ferenczi aveva affermato che nessun analista ha terminato la propria analisi, Stekel sostiene, in modi che richiamano analoghi pronunciamenti di Jung, che anche i migliori analisti sono ciechi davanti al significato dei loro sogni. Nella Traumdeutung, in altri termini, Freud non avrebbe riconosciuto importanti complessi. Né l’avrebbero fatto i suoi discepoli, i cui tentativi di analizzare i sogni del maestro sono ridicolizzati da Stekel. In un certo senso, potremmo anche dire che al rimprovero rivolto da Freud ai suoi discepoli per non aver fatto avanzare la Traumdeutung è sottesa una richiesta di analisi. Deve aver sentito, anche Freud, che nessun interprete è all’altezza dei propri sogni.


(tratto da Discorso sul sogno, Lithos, Roma, 2010)
 
Torna ai contenuti | Torna al menu