Senso comune - Giorgio Antonelli

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Presentazinoe di:

Patrizia Manganaro, Il realismo filosofico. Nuove prospettive nel pensiero anglo-americano. Roma, Aracne, 1996



(in Giornale Storico di Psicologia DInamica, 42, Liguori, Napoli, 1997)


In questo studio sul recupero del realismo e delle categorie kantiane nella filosofia anglo-americana del novecento, su Wittgenstein, Popper, Polanyi, Putnam, e con costanti richiami a Kant e a Moore, si tratta di una impasse e della proposta d'una via d'uscita da essa.

L'impasse è segnata dalle filosofie del limite, le filosofie che 1) annichilano il problema della verità assoluta come privo di senso e offrono in suo luogo la nozione, giudicata dall'autrice «sterile» e «vaga», di credenza non epistemicamente forte; 2) «accolgono con favore la (drastica) separazione soggetto/oggetto e io/mondo, le quali inevitabilmente portano al relativismo e allo scetticismo; 3) vogliono respingere la metafisica, restandovi impigliate (è il caso della filosofia analitica nella quale l'analisi del linguaggio diventa quella filosofia prima, forte, data per spacciata).

La via d'uscita è quella offerta dal realismo filosofico che «con rigore teoretico attribuisce verità epistemica alle certezze del senso comune. E' nota la polemica intrattenuta a riguardo da Moore e Wittgenstein. Va ricordato altresì che, in campo psicologico, è stato R. B. Joynson, in un lavoro del 1974, Psicologia e senso comune, ad affrontare la questione. Un testo nel quale la mente, fatta scomparire dal comportamentismo, ritorna in auge insieme a una dichiarazione di fallimento: il fallimento dell'esperimento oggettivo.
 
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