Menzogne - Giorgio Antonelli

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Menzogne



(in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 48, Di Renzo Editore, Roma, 2000)

(Estratto)


Freud sosteneva che le isteriche mentono. Confessava di non credere più ai suoi nevrotici. Ammetteva, con piglio che altri potrebbe definire sadico, di non sopportare i malati di mente. E non li sopportava perché gli provocavano un peculiare senso di ripugnanza. Lo facevano sentire lontano dalla comunità umana. Sono Gesindel, diceva a Ferenczi, gentaglia. A che servono? Soltanto a darci soldi e a far progredire die Sache, la cosa, la nostra scienza, la psicoanalisi. Per Freud la menzogna è parte integrante dell'esistenza. Anche il sogno mente. Anche il sogno va sospettato. La verità è difficile. E lo è ancora di più perché gli uomini vogliono essere ingannati. I tre poteri, così come gli piaceva chiamarli, la religione, la filosofia, l'arte, non fanno che confermare l'uomo nella menzogna. La religione, in particolare, quest'illusione dal sicuro avvenire, è il vero nemico della psicoanalisi. Lacan ha potuto affermare che le cupole di San Pietro sono destinate a prevalere. La psicoanalisi non offre tanto. Meglio l'inganno che l'affermazione del dispiacere. Verità e dispiacere sono grandezze direttamente proporzionali. L'affermazione del dispiacere implica l'affermazione della verità. Gli uomini, come aveva verseggiato anche Eliot, non possono, non sanno sostenere troppa realtà. Di fronte all'estensione generalizzata della menzogna Freud poteva scrivere a Ferenczi: noi siamo in possesso della verità. Noi, gli psicoanalisti. Questa è la pretesa di Freud. Gli psicoanalisti possiedono la verità.
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Gli psicoanalisti mentono. Se mentono, ciò attesta anche un sapere. Mentono perché odiano. E talora odiano perché sanno odiare. Freud mente. Non c'è dubbio. A partire dal primo caso clinico, nonché mitologico, della psicoanalisi: il caso di Anna O., il caso trattato da Breuer, certo, ma anche il caso, la mitologia, che Freud ha ridefinito psicoanaliticamente. Mentendo non meno di quelle isteriche cui imputava il mentire. Bene lo attesta lo studio di Mikkel Borch-Jacobsen su Anna O.. In esso tutti mentono o, comunque, nascondono, tacciono verità che condividono soltanto clandestinamente. Freud è uno che racconta menzogne. La psicoanalisi è trasmissione di menzogne. Menzogna è la questione della gravidanza immaginaria di Anna O. Menzogna quella che vuole il trattamento della stessa riuscito su basi che saranno il fondamento della psicoanalisi. Menzogna la notizia secondo cui Breuer, spaventato dal coinvolgimento con la sua paziente, sarebbe fuggito con la moglie a Venezia. Menzogna quella secondo cui la moglie avrebbe concepito Dora, la figlia, in quella città. Il caso di Anna O. è il frutto d'una rilettura a posteriori, frutto della Nachträglichkeit, frutto d'un mercanteggiamento terapeutico, psicopolitico, al quale la stessa paziente ha contribuito con le sue simulazioni.
Le isteriche simulano e gli psicoanalisti mentono. Freud mente. Masson scrive di un assalto alla verità sferrato dal padre della psicoanalisi. Sulla vexata quaestio della seduzione infantile Freud ha mentito ovvero, il che è lo stesso, non ha avuto il coraggio della verità. Reale o fantasticata, la seduzione? Reale, pensa in un primo tempo. Fantasticata, ritiene, recedendo, in un secondo. Reale, pensa sempre Ferenczi, precorrendo un filone di pensiero che ha arruolato uno stuolo di proseliti in particolare in terra nordamericana. Freud mente a se stesso, pensa l'ultimo Ferenczi. Non si è mai confrontato col proprio trauma. Ritiene di essere al di là del trauma. Al di là della propria angoscia di castrazione, lui che si ritiene in possesso della verità, che ha superato la paranoia, che si è autodefinito, in un riuscitissimo atto mancato, superuomo. Al di là dell'analisi. Per questo ha rifiutato di farsi analizzare da Ferenczi che in più occasioni glielo aveva proposto. Il Diario Clinico può essere letto in questa chiave come l'estremo, e dunque ferencziano, j'accuse della psicoanalisi, della menzogna della psicoanalisi, della menzogna di Freud.
 
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