L'oggetto di valore - Giorgio Antonelli

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Mitoletteratura dell'oggetto di valore


(in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 7, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008;
ora in: Sconfini., Saggio dinamico su guerra, femminicidio e altre crisi, Lithos, Roma, 2015)


(Estratto)



In questo articolo si fa discorso di anima, d’immagine, di significante e di oggetto di valore.

Prima del denaro c’è il valore e un oggetto che lo significa disegnando una traiettoria.

L’anima, come sosteneva Senocrate, è numero che si muove da solo e le immagini sono i suoi significanti.

Gli oggetti di valore sono rivisitati nella duplice, correlata, specie della mitologia e della letteratura.

Protagonisti di queste pagine diventano tripodi e anelli, collane e mele d’oro, scudi e veli, palladi e fazzoletti ricamati, croce e angeli, giardini e castelli incantati, boschi e città di potere, Graal e avorio, Helena e Omero, Enea e Virgilio, Pulci e Boiardo, Gerusalemme e Tasso, Othello e Shakespeare, Léandre e Rotrou, Kurtz e Conrad.

Gli oggetti significano il valore in virtù di un inarrestabile tracciare traiettorie delle quali non si dà un soggetto reale.

Dal canto loro le traiettorie si snodano, per lo più inosservate, irriconosciute, e appunto per questo ancor più seminatrici di effetti, tra una supposta origine che non necessariamente ci precede, e una supposta morte che non necessariamente implica una fine.

Una metafora eccellente, questa, del fare analisi, un modo di illuminare quanto accade nel setting analitico: un défilé di numeri che si muovono da soli.

 
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