Jung e la barba di Freud - Giorgio Antonelli

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Jung e la barba di Freud



(in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, Liguori, Napoli, 34, 1993)


(Estratto)


Jung ha in mente ancora altro in merito al rimanere bambini, oltre alla sua critica della fede come surrogato dell'esperienza. L'oggetto reale del suo attacco è in effetti ancora la Chiesa. Il modo del bambino è stata fatto oggetto di predicazione da parte della Chiesa. Si è parlato, a tale riguardo, d'una "teologia dell'infanzia", strettamente legata alla mariologia, consistente in una sorta di dogmatizzazione dell'infantilismo e dell'immaturità. Osserva Jung che, se la Chiesa predica il modo del bambino, si veste per ciò stesso dei panni di padre e madre. Ciò implica che la Chiesa mantiene tale posizione di vantaggio nella misura in cui i fedeli rimangono bambini.

Si tratta al contrario, come abbiamo visto sopra, di farsi padri e madri di se stessi, un atteggiamento che porta fuori della Chiesa e, come si sa, fuori della Chiesa non si dà salvezza. In più di un sogno che ho avuto modo recentemente di prendere in esame la Chiesa appare come un bambino. La sognatrice sa che la Chiesa è un bambino. Perché è così, mi chiede? Vale la pena, a questo riguardo, di citare brevemente il sogno di Wilhelm Laiblin, un corrispondente di Jung, nel quale, secondo l'interpretazione data da Jung, in luogo della chiesa era la psiche a offrire cibo e acqua . Il divenire bambini, infatti, implica l'acquisizione d'una relazione filiale con l'anima stessa, ovvero, come s'è già detto, con la Sapienza, con Sophia. Jung esprime l'inverso di questa relazione filiale con l'affermare polemicamente che un cattolico è sprovvisto di inconscio dal momento che esso, l'inconscio, si trova nella Chiesa. Ma l'obiettivo di Jung è ancora altro. Da protestante di sinistra quale si professa, egli denuncia quella che a lui appare una vera e propria menzogna perpetrata dalla Chiesa cattolica: la pretesa di poter soltanto essa amministrare il cibo, il pane quotidiano, il corpo di Cristo. Ciò va contro la verità del Vangelo, continua Jung, comporta una indebita interferenza tra uomo e Dio, revoca i valori dell'individualità. Anche in questo caso la critica rivolta da Jung alla Chiesa gode in qualche misura d'un precedente gnostico, a partire dagli stessi passi neotestamentari. Sappiamo, infatti, da Clemente Alessandrino (secondo quanto egli scrive nel capitolo sesto del primo libro dello scritto intitolato Il Pedagogo) che il nome di "bambini" veniva interpretato dagli gnostici come allusivo all'insegnamento dei rudimenti del sapere. Sembra di capire, da quanto riferisce Clemente Alessandrino, che gli gnostici (presumibilmente valentiniani) intendevano i bambini come i semplici cristiani, gli "psichici" nel linguaggio valentiniano, e contrapponevano loro la condizione di "spirituali". Dietro le critiche o, a seconda dei punti di vista, le recriminazioni di Jung, s'agita una personale analogia, il rapporto con Freud. Il rimanere bambini o il divenire bambini acquista in tale ottica una nuova luce, tale almeno da meritare una breve considerazione. Nella lettera che Jung inviò a Freud in data 18 dicembre 1912 quanto egli stigmatizzava come l'atteggiamento della Chiesa cattolica di far rimanere i suoi fedeli nella condizione di bambini ricompare come la modalità relazionale adottata da Freud (che per Jung è sempre il "professore" e, dunque, il "maestro") nei confronti dei suoi allievi. Freud tratta i suoi allievi, scrive Jung, come se fossero suoi pazienti. Così facendo egli alleverebbe "dei figli schiavi", abbasserebbe tutti quelli che gli stanno intorno "al livello di figlio e figlia". Il che gli conferirebbe il non trascurabile vantaggio di star "sempre ben assiso in alto in veste di padre". Ciò che accade, a questo punto della lettera, è di particolare rilevanza per il nostro discorso sul profetismo di Jung. Scrive Jung riferendosi agli allievi-figli di Freud:

Per puro spirito di sudditanza nessuno ha il coraggio di afferrare il profeta per la barba...

Al che segue il riferimento evangelico alla trave che Freud avrebbe nell'occhio senza avvedersene (le pagliuzze che egli vede corrisponderebbero in questo caso alle azioni sintomatiche di Jung generosamente rilevate dal "maestro"), trave che a sua volta corrisponde, alla nevrosi del "maestro"...

 
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