Ferenczi archetipico - Giorgio Antonelli

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Ferenczi archetipico (estratto)
                              
La storia della psicologia del profondo può essere letta a partire dalle istanze archetipiche che, nelle specie delle antiche divinità, hanno risuonato attraverso le personae di questo o quello psicoterapeuta. Ciò non riguarda soltanto le relazioni che gli psicoterapeuti hanno con i loro pazienti ma, prima ancora, le relazioni che intercorrono tra gli stessi psicoterapeuti.Attraverso la sferzante persona di Ferenczi. un dio certamente persuona, un dio che impregna di sé la sua esperienza umana e professionale, un dio dal quale l’ungherese è stato afferrato e tenuto stretto fino alla morte, uno che non lascia scampo: Dioniso, il Dioniso orfico, il Dioniso fatto a pezzi dai Titani. Se nel setting gli dèi continuano a pers(u)onare ˗ cioè a farsi suono, a significare, attraverso la relazione analitica ˗ la critica rivolta da Ferenczi a Jung si lascia formulare nei seguenti termini: il futuro fondatore della psicologia analitica non sarebbe stato abbastanza dionisiaco coi suoi pazienti. Nella teocronologia concepita in ambito orfico Dioniso è il dio che deve ancora succedere a Zeus, il quale è a sua volta succeduto a Crono. Dioniso è il dio che è paradossalmente qui e che al tempo stesso deve ancora venire. La serie di profezie che Ferenczi enuncia nei scuoi scritti, ad esempio l’avvento dell’uomo androgino e, insieme ad esso, la fine della menzogna, si lascia anche leggere nell’ottica della successione orfica Zeus - Dioniso. Nella lettera in cui stigmatizza Jung, Ferenczi, da compiuto puer, sferra un attacco all’archetipo di Crono, al figlicidio cronico in atto tra i colleghi psicoanalisti e, soprattutto, a quello perpetrato da Freud.
 
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