Consulenza filosofica - Giorgio Antonelli

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Nascita della consulenza filosofica e dei suoi ospiti



Nasce, in Germania, la consulenza filosofica a opera di Gerd Achenbach. La pratica filosofica, avrebbe sostenuto l’achenbachiana Shlomit Schuster, “è allo stesso tempo psicoanalisi e critica della psicoterapia.” L’autrice trova anche analogie tra la pratica filosofica di Achenbach e gli approcci di Buber e dello psicoterapeuta filosofico Rogers. La terapia psicoanalitica, ritiene Achenbach, appartiene all’epoca, giunta al suo termine, del controllo dell’anima. La psicoanalisi non affascina più, non funziona più. Quanto alla filosofia si tratta, per Achenbach, di spostare “l’attenzione del filosofo dalle teorie del fondamento alla sfera della vita buona, della vita riuscita”. Una svolta, questa, preparata da Pierre Hadot ne La filosofia come modo di vivere, pubblicato nello stesso anno.

Un altro testo di Hadot, molto citato dai consulenti filosofici, viene pubblicato nel 1988 col titolo Esercizi spirituali e filosofia antica. L’ascesi cristiana è la prosecuzione dell’àskesis dei filosofi greci e romani (Socrate, Platone, Stoici, Epicurei, Scettici, Epitteto, Marco Aurelio), comprendente diverse pratiche autoosservative, autoanalitiche, di cura del sé e di un, come lo chiamo, morire prima di morire, una conditio sine qua non del fare terapia. E si tratta di un costrutto, l’àskesis degli antichi filosofi, al quale normalmente si richiamano le pratiche filosofiche. Impronta prima di ogni filosofica àskesis, si potrebbe dire, da Platone a Cicerone, da Montaigne a Heidegger è, come s’è detto, l’essere verso la morte, l’equazione filosofare=morire. Non casualmente, tra gli esercizi spirituali della filosofia antica, figura quello di simulare il giorno della propria morte. Quanto all’equazione cristiana è sufficiente rivolgersi alla definizione di gnosi che troviamo in Clemente Alessandrino, gnosi come morte razionale. Occorreranno sei anni perché Achenbach pubblichi il testo archetipo della consulenza filosofica Philosophische Praxis. La consulenza filosofica si definisce come libero dialogo, come sbalordimento prodotto nel dialogo, concepisce l’uomo come costituzionalmente filosofante, stigmatizza la terapia come pratica che sottostà alla costrizione di rendere l’individuo un paziente. Il paziente della psicoanalisi, già variamente rinominato cliente, analizzato, analizzante, diventa qui l’ospite.

Modelli nobili della consulenza, a suo tempo indicati da Jaspers in opposizione a Freud, Adler e Jung, sono Kierkegaard, Schopenhauer e Nietzsche i quali, in un linguaggio semplice e vitale, hanno sviluppato l’arte del dialogo con se stessi. Con Epicuro anche Achenbach potrebbe affermare che è vuoto l’argomento di quel filosofo che non riesce a guarire alcuna sofferenza dell’uomo. Perché, però, Achenbach parla di ospite? Perché l’ospite non è un padrone?


(tratto da G. Antonelli, Schizzi genealogici psicofilosofici, in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 6, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2008)


 
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