E. Sokolnicka si suicida - Giorgio Antonelli

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Eugénie Sokolnicka si suicida



Il 19 maggio 1934 Eugénie Sokolnicka, analizzata da Freud e poi da Ferenczi, emissaria della psicoanalisi in Francia, analista di tanti analisti francesi, si toglie la vita aprendo il gas nel suo appartamento parigino di proprietà del paziente, nonché psicoanalista, Pichon, cofondatore, anche lui, come la sua analista, della Società Psicoanalitica di Parigi.

L’intenzione suicida della Sokolnicka, scriveva Ferenczi a Freud il 6 gennaio 1921, è ancora presente, nonostante l’analisi, e lei la porta sempre con sé, sin dall’infanzia, come specifica anche nella successiva lettera dell’11 febbraio. Nella corrispondenza tra Freud e Ferenczi la Sokolnicka viene citata in più di un’occasione. Ferenczi riferisce a Freud in dettaglio sulla sua analisi. Freud nutriva una pronunciata avversione per la Sokolnicka e si chiedeva e chiedeva a Ferenczi cosa gli piacesse di lei. Ferenczi rispondeva che aveva un debole esclusivamente per le sue inusuali capacità analitiche. Quell’avverbio, esclusivamente, però, grida vendetta. Vuole anch’esso una Anerkennung, un riconoscimento. E un riconoscimento, una legittimazione, non va senza un pieno attraversamento. In altri termini quell’avverbio, esclusivamente, mente. O almeno non dice tutta la verità di Ferenczi.

Era segretamente affascinato Ferenczi dalla pulsione di morte della sua paziente? S’identificava con questo supremo pezzo di lei? Con questo pezzo di morte che ha inghiottito tanti altri psicoanalisti?. Pichon, che della sua analista scrive sulla Revue Française de Psychanalyse, afferma che dell’insegnamento di Ferenczi, con cui era stata in analisi per due anni, lei era rimasta sempre impregnata


(tratto da G. Antonelli, Il mare di Ferenczi. La vita, la storia, la tecnica di un maestro della psicoanalisi, Alpes, Roma, 2014)


 
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