Gli psicoanalisti si suicidano - Giorgio Antonelli

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Gli psicoanalisti si suicidano


Nello stesso anno in cui si suicida il deviante Stekel, si suicida anche Sophie Morgenstern, allieva di Eugenie Sokolnicka. La Morgenstern ha in supervisione la Dolto, il cui analista, Laforgue, è stato anch’egli analizzato dalla Sokolnicka.

La Sokolnicka, suicida anche lei, l’allieva di Freud e Ferenczi, l’emissaria (non amata granché da Freud) della psicoanalisi in Francia. Oltre che di Laforgue e della Morgenstern, la Sokolnicka è l’analista di Pichon, Schiff, Blanche Reverchon-Jouve, la quale ultima, analizzata successivamente da Loewenstein e Laforgue, uscirà dalla Société Psychanalytique de Paris, per entrare, insieme a Lagache, Lacan e la Dolto, nella Société Française de Psychanalyse.

A fronte di una penetrazione considerevole, sia pure relativamente indiretta di Ferenczi in Francia, si arresta al suicidio parte di quella che Lacan chiamerà la “linea spirituale” dello psicoanalista ungherese. La lista dei suicidi psicoanalitici è certamente lunga. Ai suicidi del pioniere Max Kahane, di Elizabeth Naef (allieva di Abraham), Tatjana Rosenthal (allieva di Jung), Silberer, Tausk seguiranno i suicidi di Federn, Clara Happel, Vera Palmstierna (allieva di Freud) e di quella Lilly Hajdu che di Ferenczi, oltre che di Vilma Kovács, è stata allieva.

La lista dei suicidi psicoanalitici è certamente lunga. Ad essa non appare affatto estranea la vicenda di Ferenczi, oltre che quella del deviante in incognito Abraham e del deviante manifesto Rank. Esistono altri suicidi e suicidi altri.


(tratto da G. Antonelli, Il mare di Ferenczi. La vita, la storia, la tecnica di un maestro della psicoanalisi, Alpes, Roma, 2014)



 
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