7 Rank in America - Giorgio Antonelli

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7.  L'approdo americano di Rank




Estratto



... i primi tentativi di viaggio in direzione degli Stati Uniti si rivelarono a dir poco tormentati. E si tratta di un tormento che reca evidente il marchio di quel trauma della nascita di cui Rank aveva scritto scatenando ire e attacchi nel milieu psicoanalitico. Salpa dunque, Rank, alla volta degli Stati Uniti il 27 aprile 1924. Ritorna a Vienna in ottobre. Quando si reca in visita da Freud il 19 novembre 1924, è convinto che quella sarà la sua ultima visita. A torto.  


La moglie Beata, poco convinta dei suoi progetti, lo accompagna alla stazione, ma se lo vede ritornare a casa qualche ora dopo perché nel brevissimo frattempo Rank aveva cambiato idea. Alla fine di novembre dello stesso anno Rank viaggia alla volta di Parigi per ritornare a Vienna di lì a poco. Seguono, in dicembre, la breve, giornaliera, analisi con Freud, e il penoso atto di epistolare contrizione nei confronti dei membri del Comitato Segreto. Negli Stati Uniti Rank soggiorna, l’anno dopo, dal 25 gennaio a metà Febbraio e, una seconda volta nel periodo compreso tra Settembre e Dicembre. Solo un anno dopo, nell’aprile del 1926, si sarebbe rivelata irrevocabile la decisione di recarsi all’estero, prima a Parigi (dal 1926 al 1934), per un soggiorno costellato da frequenti, americani, viaggi di lavoro e poi, definitivamente, negli Stati Uniti.


Anche negli Stati Uniti la dinamica del viaggiare, la potenza sprigionata dal viaggiare, non avrebbe abbandonato Rank. Una volta lasciatosi alle spalle Freud, Ferenczi, la moglie Beata e, anche, Anaïs Nin, la stessa New York doveva essere lasciata. Smessi gli abiti della psicoanalisi, proclamato l’aldilà della psicoanalisi, Rank, come s’è già visto, aveva deciso di muovere verso ovest, per stabilirsi con la sua nuova compagna, Estelle Buel, in California. La California entra presto nei desideri di rinascita di Rank. Nella California, stando a Jessie Taft, Rank vedeva la liberazione dal peso della psicoterapia. In effetti nella lettera inviata il 3 novembre 1931 alla sua futura biografa Rank scrive di non poterne più della psicoanalisi e della equazione psicoanalitica americana e circa due anni dopo ribadisce, sempre epistolarmente, che è ormai da qualche tempo che ha perso l’interesse in ogni tipo di terapia, sebbene, aggiunge, debba fare lo psicoterapeuta per guadagnarsi da vivere. Di una conquista della leggerezza, dunque, si tratta in questo irrealizzato desiderio e di una leggerezza che ha decisamente a che fare con un al di là della psicoanalisi. Che una rinascita sia in gioco, in questo desiderio di traslazione californiana, lo si comprende dalla lettera che Rank scrisse alla sua futura biografa nell’ottobre del 1936. In essa il postpsicoanalista diceva di sentirsi morto e considerava la California il luogo nel quale iniziare una nuova vita.

E Freud? Freud il padre, il sessualmente confinato, l’agorafobo, non sopporta che i figli abbandonino l’Europa. Accetta, certo, che si muovano quando è anche lui a muoversi, come in occasione del "pestifero" viaggio negli Stati Uniti con Jung e Ferenczi. Non sopporta, però, che Rank se ne vada per conto suo negli Stati Uniti e non manca di stigmatizzare questa sua propensione americana a più riprese. Rank gli appare come un commesso viaggiatore, uno che, abbreviando i tempi dell’analisi, vuole fare soldi velocemente. Non ammette insomma, Freud, che Rank diventi potente. Non sopporta, Freud, le separazioni, laddove Rank ritiene che la vita sia una sequela di separazioni.



 
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