2 Il segeto di Socrate - Giorgio Antonelli

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Il segreto di Socrate





Estratto


Agonós sophìas, vuoto di sapere, incapace di dare nascite al sapere. Così si autodefinisce Socrate, il maieutico Socrate, l'artemideo Socrate, quello che per eccellenza procura nascite, il primo uomo, secondo Rank, ad aver superato (intellettualmente) il trauma della nascita, e l'uomo che, stando al dettato di Proclo, impiega la parola e il silenzio per ricondurre ognuno all'oggetto del suo proprio desiderio. Non soltanto impiega la parola e il silenzio, Socrate, ma pone domande senza dare risposte.


La tradizione antica ha letto questo abito alla luce della famigerata confessione socratica di sapere di non sapere. E, tuttavia, appunto di una passe di sapere di tratta nella relazione tra Socrate e Alcibiade. Com'è possibile, però, che si dia passe di sapere a partire da un non sapere, da un vuoto di sapere? E, di converso, com'è possibile che si faccia psicoanalisi senza trance?


Proprio di questo si tratta nel transfert secondo Lacan, di uno scarto di sapere. Lo scarto di sapere genera il transfert. Si dà transfert là dove si materializza, prende forma (la forma di Socrate, ad esempio) un soggetto supposto sapere. La fine dell'analisi coincide, va da sé, con la desupposizione di quel soggetto da parte dell'analizzante. Quando il soggetto, l'altro, decade dalla sua persona di «supposto sapere», l'analisi giunge al termine. Anche il Simposio o l'Alcibiade maggiore, come tutti i dialoghi di Platone, giungono, necessariamente, a termine. Ma di che termine si tratta? Di un termine paragonabile a quello che suggella l'analisi? Il punto di Lacan è che il sapere non può essere collocato dalla parte di questo o di quel soggetto. Questo, però, Agatone lo ignora. Non Socrate. Il sapere sta dalla parte dell'intersoggettività. Parola deprecabile, che gli antichi hanno pensato alla luce della medietà demonica e Jung fa risuonare nel proprio illuminante enigma «si diventa ciò che accade nel mezzo».

 
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